Friend with benefits 

Che alla fine, se ci pensate come io non avevo mai fatto, gli inglesi (ok americani) sono avanti. Non dicono “scopamici” ma “amici con benefici”. E quindi io i benefici me li scelgo, e magari non voglio notti infuocate e basta, magari voglio notti di fuoco e confortevoli abbracci, così, dal mezzo sconosciuto di turno. Che male c’è?

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Let me tell you a secret

Mi vergogno un po’ a dire che sto già meglio da sola che con Felpa Bordeaux. (Sempre stando a distanza di sicurezza da quella landa desolata chiamata Felicità, si capisce.)

E ho capito perché.

Siamo così “acculturati”, così lavati di cervello, che per avere una relazione puramente casuale dovremmo impegnarci davvero tanto e non sempre ne abbiamo la forza.

Ecco con lui sarebbe stata una bellissima relazione casuale, ma abbiamo avuto paura di dirlo, tutti e due, e abbiamo voluto farla più di quello che era, spingerla oltre i suoi limiti prima ancora di darle (eventualmente) il tempo di crescere. My bad.

Imparate dai miei errori, andate e moltiplicatevi, se ne siete capaci.

Plans.

Allora lasciando un attimo da parte la mia personale sensazione di costante fallimento, mentre guardavo il video di Suzie mi son fatta due conti.

Ora, ormai lo sanno anche i muri che il mio obiettivo nella vita è maritarmi (la Sig.ra Bennet sarebbe fiera di me… anche se sicuramente non dell’età). Quando ero alle elementari mi ero fatta due conti – non so credo volessi fare la veterinaria e qualcuno mi avesse detto che sarebbero stati sei anni di università. Considerando il rischio delle gravidanze in età non giovanissima, avevo anche deciso che avrei dovuto fare un (il?) figlio prima dei trent’anni… che vuol dire 30 giusti… ok magari iniziamo a provare a 29 e mezzo. Poi consideravo un anno di felice (si spera) vita coniugale, quindi matrimonio a 29, un anno di fidanzamento (no ok meno, dipende da quanto lo conosco), 28.

Ora mi manca il passaggio su quanto tempo uno aspetti prima di  fare La Proposta… il che in verità più che calmarmi mi sta facendo salire il panico. Bene.

Era iniziato tutto con tanta positività, eppure…. Moriremo tutti.

Vuoto cosmico

Me l’ha confermato anche l’amica che si è scordata di farmi gli auguri di compleanno: è un po’ che la felicità non è di casa da queste parti. 

Ovvio occasionali diversivi ci sono, ma felicità anche a piccole dosi siamo in astinenza. 

Cos’è che vi rende felici a voi?? 

Perché io lo so che la felicità è una forma mentis e bla bla bla, però pare essere una forma che la mia mente proprio non concepisce : un po’ come quando si dice di essere “in forma” e tutti hanno in mente quella della clessidra da trenta secondi. A nessuno viene in mente la sfera celeste. 

Ecco io uguale temo. Vorrei cambiare – forse – ma come si fa?

Per me nella vita nulla conta se non c’è qualcuno da cui tornare la sera. È così sbagliato?

Sicuramente sì ma son fatta così. Male. 

Broken up.

Stamattina Felpa Bordeaux ce l’aveva con l’Italia e ha rimpianto di aver scelto di prolungare il suo soggiorno qui. Ouch.

Così ora, con Spotify che riverbera malissimo i bassi sul mio anziano PC, penso non è nulla di che superare una rottura, purché si ascolti musica 24/7, ci si addormenti con la musica nelle orecchie e ci si svegli con altra musica. Perché l’unica cosa in grado di farci essere forti è quella, di farci provare cose che forse non esistono o forse sono solo sepolte dentro di noi, in fondo in fondo.

E allora forse anche Justin Bieber può farci pat pat sulla spalla e chissà…