Uguale

Ci sono persone che sono come certi vestiti: ci piacerebbe provarli, vedere come stanno addosso, ma non ci spenderemmo mai dei soldi per averli oltre quei 5′ in cui ci contempliamo allo specchio.

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Cosa ti piace di me?

Non è la bocca e non sono i denti. Piace il sorriso, il modo armonioso in cui le tue labbra scoprono i denti. Nulla a che vedere con delle belle labbra o dei denti perfetti. È tutta un’altra cosa. E sta tutto lì, in bilico.

Serenase

Ordunque.

Sono temporaneamente tornata a lavorare dove ero un paio di anni fa, essenzialmente a fare la schiavetta dell’ufficio, dato che il capo cantiere se ne andò e li lasciò conseguentemente in braghe di tela.

Già ai suoi tempi c’era un ragazzetto (che in verità ha qualche anno più di me), che qualcuno definirebbe belloccio, anche se non ha dalla sua né intelligenza né tantomeno altezza. Però ha dalla sua che lui c’era quando Felpa Bordeaux era dall’altra parte del mondo (che, per chi come me non lo sapesse, era vicino all’India, chi l’avrebbe detto!). Il Belloccio è sposato, adesso ha pure un pargolo, e non è un “facoltoso milionario”. If you know what I mean…

La cosa è iniziata un po’ scherzando, alle fine siamo giunti ad allusioni che lasciavano poco spazio all’interpretazione, via messenger. Mi sono trovata costretta più volte a ribadire che non c’era trippa per gatti, per farla semplice non gli ho neanche elencato le variabili che incidevano sulla decisione finale. Puntualmente ogni volta lui si ritira, si lecca le ferite, fa l’offeso, non mi bada, per poi tornare col sorriso qualche giorno dopo. Sabato. Ennesimo riferimento. Si lancia in un breve monologo (sempre rigorosamente via messenger, perché io al momento mi rifiuto di vederlo fuori dal lavoro) e io, francamente stufa, lo saluto in fretta e valuto seriamente la possibilità di bloccarlo virtualmente. Così passo una domenica tranquilla senza i suoi “buongiorno bellezza” (le uniche doppie che sa mettere al posto giusto), stamattina per caso è in ufficio quando ci sono anche io (oltre a varie altre persone), non mi saluta, non lo saluto, non mi guarda, non lo guardo, non mi sorride, non gli sorrido. Va, torna, ri va, bussa al vetro alla collega per chiedere una cosa, mi giro, lo guardo svogliata, mi guarda, e dopo un attimo mi fa l’occhiolino col mezzo sorriso e monta in furgone.

E mentre torno a casa, ripenso che ormai devo rassegnarmi, che questa cosa non è, che pace, vivrò senza. Senza cosa poi. Senza i suoi “mi fai impazzire” non ben giustificati, ma a chi servono giustificazioni quando si dicono le cose giuste. Così rifletto sul fatto che questa cosa che non è niente non l’ho mai avuta, non ho mai avuto uno che proprio non mi piaceva come testa, che non ritenessi lontanamente al mio livello, ma proprio mille miglia eh, proprio mai. E penso già, però mica male. Però che emozioni da 12enne certe volte, che sorrisi e che sguardi e che intrecci appena accennati di dita per caso… cose che ti fanno sussultare e ti rendono leggera e inconsistente come la natura stessa di questi incontri di sguardi, di sorrisi e di tocchi. Tutto a mezz’aria, leggero fluttuante lieve come il sole che scalda d’inverno ma che può fare una giornata. E in tutto ciò mi tornano alla mente le solite parole, “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”, e penso ancora a quando mi scade il contratto, a se magari, se forse, se chissà…

Un macigno mi ferma (e non è la moglie né il pargolo né l’inferiorità che io vedo). Piuttosto è la consapevolezza che, ammettendo pure non sorgano i conflitti interpersonali che sempre deflagrano dopo queste cose, dicevo la consapevolezza che arrivarci non sarebbe mai tanto soddisfacente quanto la promessa dietro quegli sguardi. Che è proprio la mancanza di questo appagamento a renderlo tanto spettacolare e unico e meraviglioso, un contatto interrotto a metà, un abbraccio rubato in stazione prima di partire per un lungo viaggio – o per sempre.

When even your pen friend leaves

Allora. 

Felpa Bordeaux c’è sempre. O meglio, c’è di nuovo, fin l’altro giorno era da qualche parte nel deserto afgano. È tornato. “Sano” e salvo. Commenta: “è bello essere dove non ci sparano più addosso”. 

È stato via più di due mesi. Io sto qua che al primo papabile che passa per strada mi farei fare un massaggio di due ore con tanto di Yanke candle e olio di mandorla. Chissà.  

Truth will set you free 

Giusto per non farvi perdere il filo della mia vita. 

Ieri sera, finalmente dopo un mese, sono riuscita a rivedere il simpatico nuovo yankee, che dopo una  cena e chiacchiere a vanvera, alla fine sono riuscita a estirpargli la verità: non è scattato. Bah. A parte che non continui a sentirmi per tre settimane mentre stai dall’altra parte dell’oceano se proprio nulla fosse scattato, ma ok, femo finta, però potevi dirmelo no?! Mi sarei messa il cuore in pace e sarei andata ad abbaiare all’albero successivo! Avremmo risparmiato tanto tempo e tanta infelicità (mia). 

Ultime dal fronte 

Ordunque la mia missione sta fallendo miseramente.

Reperto A:


Uscendo dalla doccia pensando a questa impresa fallimentare. 

E dopo un bel piantino isterico di trenta secondi, che ci sta sempre, ho pensato, altrettanto istericamente, “ma al diavolo tutti! Uomini impossibili! Farò altro…” ma altro che??? Lavorare?! Lo faccio già e soddisfazioni non troppe. Comprare cose?! Vedere gente con un cancerogeno nelle mani?! Anche no. Insomma ancora una volta penso che cavolo me ne faccio del mio tempo tra una puntata di you’re the worst e l’altra. 

La depressione del lunedì sera. E poi del martedì. E del mercoledì. E del giovedì. Eccetera. 

Resoconto dell’ultima settimana in voliera 

Fortunatamente un contributo non mio, sui recenti disastri atmosferici. 
Lunedì 

Nel tardo pomeriggio inizia a piovere. 

Piove sempre più abbondantemente.

Si alza il vento, sempre più forte, fino a diventare una piccola tromba d’aria che scoperchia buona parte del nostro appartamento. 

Non c’è più la doppia finestra in camera, ma non mi è mai piaciuta.

Poi, dopo che parte del tetto è crollata e parte è stata sparsa per tutto l’isolato, ricomincia a piovere. 

Piove direttamente sul solaio sopra la nostra testa perciò con mocio e altri mezzi di fortuna cerchiamo di tirare su l’acqua per evitare che s’infiltri fin dentro casa. In qualche maniera salviamo il salvabile e all’una e mezza dopo aver notato qualche infiltrazione d’acqua in casa lungo i muri perimetrali e dopo esserci lavati per bene, per toglierci di dosso ogni residuo d’acqua mista a escrementi di piccione, briciole di amianto e lana di vetro, andiamo a letto.

Martedì

Io e T. ci alziamo con un bel sole che scalda anche il cuore perché l’amministratore e i vigili del fuoco, venuti in serata il giorno prima, avevano detto che sarebbero tornati, assieme alla ditta incaricata del rifacimento del manto di copertura, a mettere i teli provvisori di protezione al tetto. Data la rassicurante promessa e il sole splendente, vado al lavoro provata ma ottimista.

Al rientro dal lavoro noto, con un po’ di disappunto, che non ci sono ancora i teli sul tetto. Poi però penso che magari i vigili del fuoco hanno avuto altri interventi, magari lo faranno in serata e magari staranno poche ore per cui non ci saranno problemi!

L’amministratore ci rassicura che metteranno (ma non è chiaro chi.) i teli a breve.

Mercoledì

Mi reco al lavoro abbastanza tranquilla, c è il sole e poi sicuramente oggi i vigili del fuoco ci metteranno i teli, dato che domani sera le previsioni indicano piogge abbondanti!

Cominciano a venirmi un po’ di perplessità quando rientro in serata dal lavoro e vedo ancora le voragini di amianto sopra le nostre teste… a questo punto dubito che verranno in serata a fare il lavoro… magari lo faranno in velocità il giovedì mattina viste le indicazioni meteorologiche!

Giovedì

Purtroppo quando mi reco al lavoro alle 9.00 dei vigili del fuoco o di qualche altro operatore, ancora non c’è traccia e comincia ad assalirmi un po’ di angoscia visto il meteo non certo rassicurante.

Quando finisco al lavoro e arrivo a casa, constato che sul nostro tetto ancora non c’è nulla e comincio a imprecare contro qualsiasi cosa si muova.

Venerdì

Com’era prevedibile, veniamo svegliati poco dopo l’una di notte dalla pioggia scrosciante. Usciamo nel pianerottolo in pigiama e ci facciamo la prima di una lunga serie di docce (stavolta mista merda di piccione). Rientriamo in fretta a casa e prendiamo il provvidenziale bidone aspira liquidi chiesto in prestito il giorno prima, un paio di stracci, asciugamani, teli mare vari e mentre io rimango sotto ad asciugare il pianerottolo per evitare che l’acqua entri in casa, T. sale con bidone, secchi e prolunga sopra il solaio e inizia ad aspirare alla meglio l’acqua che cade copiosa, mentre dalla botola, dalle cornici, dai muri, dalle plafoniere, . piove acqua mista merda/amianto/lana di vetro sulle nostre schiene chine. 

Avvisiamo l’amministratore che tergiversa un po’ e dice di chiamare i vigili del fuoco.

Quindi chiamiamo anche i vigili del fuoco, non tanto perché speriamo facciano realmente qualcosa (non l’hanno fatto i tre gg precedenti che c’era sole e tutto il tempo del mondo, figurarsi se si mettono a lavorare nella merda e al buio) ma solo per sfogare un po’ la nostra frustrazione e rabbia dall’esser stati trattati così. I vigili del fuoco arrivano, vedono che piove dentro e chiedono come mai non ci son i teli.

Trattengo una vicina che stava per abbattere a testate il pompiere che aveva aperto bocca. 

Gli chiediamo se hanno degli aspira liquidi un po’ meglio del nostro o dei teli o una torcia per far luce nel sottotetto e dopo un paio di tentativi, ci prestano momentaneamente una torcia. Stanno un po’ lì con noi a dire che si sarebbe dovuto coprire tutto prima, che questi sono problemi organizzativi e di competenze non chiaramente divise, che queste piogge erano previste, ecc. ecc. 

Nel frattempo trovo una torcia da cantiere del bricofer e la istalliamo nel sottotetto.piuttosto che niente è meglio piuttosto! 

Dopo una mezz’oretta (penso, non avevamo orologi né tantomeno il tempo di guardarli) i vigili del fuoco si riprendono la torcia elettrica e tornano in caserma.

Ogni tanto faccio un salto in casa a controllare la situazione: le macchie continuano a espandersi e una stanza ha soffitto e tutte le quattro mura rigate dall'”acqua” (chiamiamola acqua, ma delle ” chiare, fresche et dolci acque” petrarchesche non ha proprio nulla, somiglia più a un caffè annacquato per il colore e a una stalla per l’odore.) che cola. Mi metto a tamponare il più per evitare che arrivi ai vicini sotto e torno fuori.

Verso le 4-4.30 l’emergenza sembra passata e T. scende dal sottotetto per lavare il bidone aspiratutto che si era riempito di merda ovunque mentre io pulisco velocemente le croste di escrementi nel pianerottolo e rientro.

Faccio un giro della zona disastrata, saluto per sempre i controsoffitti del nostro appartamento ed entro in camera. 

Grave errore non averlo fatto prima: c’è una pozzanghera di “acqua” davanti all’armadio e gocciola dal controsoffitto in vari punti, sopra il guardaroba e sul comò. urlo a T. di lasciare il bidone pieno di merda e venirmi ad aiutare a tamponare la situazione in camera. 

Mi viene in mente che invece che gocce ovunque è meglio forare il cartongesso e far uscire l'”acqua” solo in qualche punto e così facciamo. 

Raccogliamo almeno un 5 litri d'”acqua” in un’ora e mezza e a questo punto non voglio sapere cosa c’è sopra la mia testa… 

Finito di trapanare la camera, messi dei secchi sotto le trivellazioni, ci laviamo e andiamo a (cercare di) dormire dopo aver avvisato al lavoro della nostra assenza per la giornata.

Dopo meno di un’ora, verso le 7.30 ci rialziamo perché i rumori provenienti da fuori non lasciano presagire nulla di buono e ci avviciniamo alla porta d’ingresso, dalla cui cornice superiore esce acqua. Spalanchiamo la porta e altra doccia!

Siamo di nuovo punto e a capo, anzi peggio: adesso l’acqua ci piove lungo tutto il sovrapporta e anche solo entrare o uscire di casa comporta una doccia chimica non meglio identificata. 

Iniziamo di nuovo a prendere su col mocio (senza aver in realtà ancora ben capito dove e chi siamo), T. ritorna sopra col bidone aspiratutto che però comincia a puzzare di bruciato, lo spegniamo e proviamo a riaccenderlo, ma la peste continua. Ma in confronto all’olezzo di merda di piccione, il motore che si fonde è quasi piacevole, per cui continuiamo e chiamiamo il proprietario del bidone che ci dice di usarlo pure fino alla fine; ne ha un altro che ci porta nel giro di mezz’ora per sostituire il defunto!

Naturalmente la rabbia dei condomini comincia a raggiungere alti livelli anche in considerazione del fatto che l’acqua ha raggiunto il piano sottostante, perciò per sfogarci con qualcuno, richiamiamo i pompieri. 

Come la sera prima non è che siano molto d’aiuto, ma almeno promettono di metterci i teli in giornata. 

Comincio a non avere più le forze neanche per salire sulla scaletta da mezzo metro per controllare sopra i mobili e la situazione gocciolamenti, ma insistendo riesco a montar su! Cambio gli stracci inzuppati e proseguo il giro. 

Continuo in questa maniera per un’oretta abbondante. La situazione ora è “sotto controllo” e l’acqua sopra il solaio in cemento è asciugata (per quanto sia possibile dato le macerie e i cumuli di merda, piastrelle, legni,. presenti), facciamo l’ennesima doccia della giornata e dopo esserci stesi una mezz’oretta per recuperare le forze, usciamo per mangiare e alle 12.05 entriamo in pizzeria. Forse facciamo pena alla titolare che soprassiede sul fatto che loro aprirebbero alle 12.15 e ci fa accomodare. 

Mangiamo in relativa calma, torniamo a casa e crolliamo distrutti sul letto per circa un paio d’ore. Quando ci alziamo i teli son (più o meno) installati, per cui ci rincuoriamo un po’. Passiamo il pomeriggio a fare pulizie e un po’ di ordine alla meglio, con i vigili che passano per le case per valutare se togliere la corrente, dichiararle inagibili o che so io.

Continuiamo con le pulizie interne ed esterne fino alla sera, poi ci laviamo per l’ennesima volta e andiamo a cena da parenti.

Non ricordo bene se c’è stato altro, ma mi par che la nottata sia trascorsa in tranquillità.

Sabato

Mi sveglio (verso le 11.00) e trovo un bel scarafaggio agonizzante in camera, vicino al letto. Non mi domando neppure da dove arrivi, lo raccolgo e via. Altre pulizie in velocità e poi di nuovo a pranzo da altri parenti fuori città, almeno respiriamo per un paio d’ore aria buona! 

Al rientro crolliamo sul letto, ma dura poco: fuori c’è vento e ormai ogni volta che sento pioggia o aria mi viene il mal di pancia e sono sempre sul chi-va-là.

Salta la corrente in casa e balzo dal letto in un nanosecondo urlando “corrente, è saltata la corrente” T. scatta immediatamente ma si accorge poco dopo che la corrente era stata staccata preventivamente dall’ENEL causa fulmini tutt’intorno: torna a dormire e mi prega di non risvegliarlo per così poco. Decido quindi di andare a controllare la situazione teli dall’esterno. Scendo dalle scale e incrocio altri condomini che avevano avuto la mia stessa idea e che mi tranquillizzano dicendo che è tutto a posto: i teli svolazzano un po’ ma son stabili. Mi fermo a chiacchierare perché l’ottimismo dei vicini è un toccasana per il mio spirito affranto.

Risalgo in casa notevolmente più tranquilla e mi preparo per la cena (altro invito, stavolta amici!) ma senza doccia perché anche la caldaia si è stufata di questa situazione ed ha smesso di funzionare!!! Mi lavo a pezzi e chiedo se mi passano a prendere (non ho molta fiducia nei miei riflessi dato che è da lunedì che dormo con un occhio aperto o passo la notte in bianco). 

Passiamo una bella serata, torno a casa rasserenata (l’ingegnere presente alla cena mi dice che il cartongesso non dovrebbe crollarmi sulla testa anche se l’isolate all’interno è zuppo) e mi corico.

Domenica

La giornata inizia bene: c’è il sole e decidiamo di andar a far colazione al bar e a ritirare un paio di Yankee Candle che mia sorella ci regala (per cercare di coprire la puzza di guano di piccione che aleggia per tutta la casa), rientriamo e pranziamo in terrazzino con il sole che ci scalda il cuore. Dopo pranzo tentiamo di ripristinare una pseudo normalità e T. va a recuperare il bidone della differenziata che avevamo messo nel sottotetto per raccogliere l’acqua il giorno prima. e mi chiede subito di portargli mocio o bidone aspira liquidi perché i teli sopra il nostro appartamento son stati messi male dalla ditta incaricata (speriamo che almeno il tetto siano in grado di farlo meglio.) e si son rotti, storti e scaricano all’interno del tetto in corrispondenza del nostro divano! Prima di scoppiare nell’ennesimo pianto della settimana, faccio quanto mi ha chiesto e torno a monitorare le “piogge interne”.

Per fortuna ci siamo accorti in tempo e non ci son grossi peggioramenti.

Nel frattempo attiva il fratello di T. che sale a dar una mano a smassare i mucchi di guano/amianto/ lana di vetro/ uccelli morti/ ecc. ecc. e dopo qualche ora di lavoro, la situazione è di nuovo sotto controllo e possono dedicarsi alla caldaia che riescono a sistemare provvisoriamente.

Dopo opportune docce ci troviamo per un boccone tra di noi in un pub della zona. Mangiamo e rientriamo stanchi morti. 

La notte passa un po’ agitata ma passa.

Lunedì 

Entrambi andiamo al lavoro (io per il momento ho chiesto 8 h di permesso e T. ben 24). Dalla finestra in ufficio entra il sole tutto il giorno e sono serena, ma a metà pomeriggio inizia a piovigginare a casa e dopo un’oretta il fratello di T. si offre di andar a controllare la situazione. 

Squilla il telefono e sussulto: è il fratello di T. che mi chiede di correre a casa perché i teli si son mossi e strappati e entra di nuovo acqua nel sottotetto. Solo il tempo di salvare i file in cui stavo lavorando, saluto al volo e corro a casa sotto la tempesta e col cuore (di nuovo) in gola. Arrivo a casa che non piove quasi più e inizio subito a pulire, per fortuna stavolta non goccia ancora in casa e mi concentro anch’io nel sottotetto.

Quando arriva anche T. si mettono in 3 o 4 a cercare di sistemare il macello di teli tirati male, storti, strappati,. che abbiamo sulle nostre teste. Dopo aver sistemato il possibile, scendono pian piano e cerchiamo, per l’ennesima volta, di ritornare alla normalità. 

Doccia calda e andiamo a mangiare alla sagra di Sant’Agostino, ultima serata, ma siamo troppo stanchi per resistere fino ai fuochi per cui torniamo a casa prima con: 2 buoni per un mese di palestra, 4 tazzine da caffè e, non so se è stato un caso o una beffa divina, un rotolo di pellicola trasparente da 12 metri e un ombrellino pieghevole. Penso torneranno utili nei prossimi piovosi giorni..

Saluti dalla voliera.

I mean I could but why would I want to?!

Di solito quando non si scrive nulla è perché la vita procede bene, o perlomeno tutto liscio, nessuno struggimento che ci rivolti le viscere e vomiti fuori parole autentiche, profonde proprio perché da là vengono, e non abbiamo la forza di rovinarle con l’ansia delle cose. 

Ecco, stavolta no, non è il mio caso. Peccato. Uno ci spera sempre. 

Tiriamo un po’ le fila però. 

Con Felpa Bordeaux cominciò quasi tre anni or sono, poi ci fu New Entry e ora l’Innominabile (se vi risulta nuovo o quasi, tranquilli, è giusto così… Nome azzeccatissimo quindi, va da sé). Tutti e tre d’oltreoceano, tutti e tre con problemi esponenzialmente maggiori, che la dicono lunga su di me. 

Devo dire che poi, quest’ultimo, mi piace pure assai!, condividiamo interessi e… preferenze (che mi piacerebbe indagare e condividere ma la vedo assai male). Dopo un inizio assolutamente eccessivo (dopo 3 incontri ero il suo sfondo sul telefono….) che avrebbe dovuto insospettirmi (ma poi a noi i casi umani piacciono!!), se ne esce con “no sono depresso mi manca mia moglie (ex) bla bla bla non è giusto nei tuoi confronti… bla bla bla”. Sia messo agli atti che, salvo non sia a mia insaputa un attore veramente eccellente, pareva sincero, mi si struggeva il cuore a vederlo. Però così, tanti saluti e manco grazie. Ovviamente io, per non smentirmi mai, niente chiesi: non dissi cerco marito né toyboy né nulla. O meglio, al massimo abbracciatore seriale. 

E allora perché?! Perché stai così male da non poter neanche accettare qualcuno vicino che non ti chiede nulla?? È inconcepibile per me. Se c’è una cosa che non ho mai rifiutato, nella mia breve e non travagliata vita, è un abbraccio  aggratis, magari pure interessato ma meglio che niente. Come può, niente, essere meglio?! 

Ancora una volta, (ilniente è meglio di me. 

Piuttosto che me, meglio niente.